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"Stelle del Sud" edizione 2011

Manifestazione organizzata da ASSUD il 27 e 28 agosto per raccontare all'Italia un Mezzogiorno nuovo e postivo

Stelle del Sud, o se preferite, anche il Sud ha le sue stelle. Eccome se le ha. Quattro simboli “pescati” dallo spontaneismo della società civile più uno che guarda tutti dall’alto e non certo per superbia: Giorgio Napolitano.
Il mondo della ricerca che si fa strada senza vincoli di latitudine ma solo col sudore in fronte (Sandra Savaglio). Quello dell’artigianato di lusso, l’oro tra le mani è il caso di dire (Gerardo Sacco). Dello storicismo intellettuale senza pantofole ma con canottiera e coltello in bocca (Pino Aprile). E quello dell’agroalimentare più doc che finisce in bottiglia in tutto il mondo (Sebastiano Caffo).

Benvenuti al Sud, verrebbe da dire. È questo il Sud che non perde tempo con polemiche strumentali. Che non si piange addosso. Che non vive di tessere. Che non spara. Che lavora. È questo il Sud che chiede solo di gettarsi in vasca ogni giorno dallo stesso trampolino che usano i colleghi del resto d’Europa. Né più, né meno. Solo questo, che non è poco.

Assud, l’associazione culturale presieduta dall’imprenditore Andrea Guccione, arriva a medagliare sul petto cinque stelle del Mezzogiorno dopo un anno di iniziative e battaglie. Con provocazioni, paradossi ma soprattutto con proposte prima fra tutte quella di invitare i conterranei al consumo di prodotti a chilometri sud, i prodotti nostri per farla breve. Non una ritorsione contabile, sia ben chiaro. Il modo migliore e più diretto invece per finanziare le imprese sane e meritevoli evitando di girare nelle casse delle fuoriserie aziendali del Nord fiumi di denaro che non vedremo mai più. Un meridionalismo che si fa brigante di saperi e si fa ostinato e orgoglioso alla cassa della spesa ogni giorno.
Questo propone Assud. La proposta a forma di provocazione fa strada e fa parlare di sé e finisce in un numero di Panorama in gran parte dedicato alle più innovative forme di meridionalismo, quelle forme che la politica guarda dalla finestra un po’ per curiosare, un po’ invece perché le teme. È forse questo il riconoscimento mediatico che fa più sensazione in un contesto generale invece ancora troppo timido e diffidente. Ma Assud, ovviamente, ha messo anche questo in conto.

Quando si lavora alle rivoluzioni culturali che non puntano al rumore ma alla sostanza.